L'Università popolare di Venezia vanta una tradizione secolare. Già nella prima metà del XIX secolo Università Popolari esistevano in Danimarca ed in Svezia, mentre in Inghilterra vennero fondate alla fine dello stesso secolo e, man mano, si diffusero rapidamente in Belgio, Austria, Germania, Francia, Ungheria e persino nella Russia degli Zar.

Nacquero in tutta Europa per l'esigenza di emancipare il popolo attraverso l'istruzione.

Fu cosi che anche in Italia, sorsero queste associazioni di studiosi, studenti ed operai, con lo scopo di organizzare conferenze, dibattiti, distribuire libri ed opuscoli, coinvolgendo persone di cultura, intellettuali, dirigenti politici e sindacati. Tra il 1900 ed il 1901, troviamo Università Popolari a Torino, Roma, Milano, in quest'ultima fu Gabriele D'Annunzio a pronunciare il discorso inaugurale. 

A Venezia la sua fondazione la si deve al Comitato Operaio della Libera Scuola Popolare, che se ne fece promotore coadiuvato da laureati, che organizzarono, fra gli altri, anche corsi di aggiornamento delle nuove tecniche; scoperte ed invenzioni, che si succedevano con ritmo sempre più frequente.

Gli insegnamenti si riferivano a tutte le materie delle Università e delle scuole medie superiori; le lezioni erano articolate in corsi tenuti da insegnanti di Ca' Foscari, delle scuole veneziane, della Università di Padova. Ma gli insegnanti venivano anche da lontano. 

Gaetano Salvemini fece più lezioni e, per esempio, nel 1911 tenne la prolusione ai corsi svolgendo il tema: "Che cosa è la cultura".

Nei comitati direttivi dei primi anni troviamo nomi bene noti: Gino Fogalari, Antonio Garioni, Alessandro Levi, Ernesto Longobardi, Pietro Orsi, Gilberto Secrètant. 

Tra i soci perpetui troviamo Antonio Fradeletto, Marco Sullam, Antonio Foscari, Alberto Treves, Raffaele Vivante, Cesare Musatti.

Durante la Prima Guerra Mondiale si ha un "diminuito numero di lezioni annuali". Non si poterono svolgere i corsi nel 1917/1918 "a causa dell'oscuramento": leggiamo nelle relazioni annuali, per le infauste giornata che determinarono l'esodo di gran parte della popolazione veneziana, la chiusura dell'Ateneo, che allora ci ospitava.